Una nota sui problemi e le prospettive dei trasporti e della logistica in Italia

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Per l’Italia, le ragioni dell’importanza della logistica - si intenderà per logistica l’ampio sistema dei trasporti e della logistica - vanno dalla sua struttura produttiva alla sua posizione geografica. Naturalmente c’è una vulgàta banale e banalizzante di questi temi, rinchiusa tra il “gap infrastrutturale” e “l’Italia piattaforma logistica”. Pur sfuggendo a una trattazione superficiale di questi temi, non si può negare, alla luce delle evidenze empiriche raccolte, che la logistica italiana sia stata sistematicamente trascurata. Nella nostra tradizione culturale ha sempre contato, e ancora conta, di più produrre: tanto poi (si pensa) in un modo o nell’altro le merci arriveranno dove devono arrivare, anche perché non di rado sono gli stessi clienti a farsi carico del trasporto acquistando i prodotti franco fabbrica. Mai si è considerata la logistica come settore produttivo di per sé. Mettendoci poi la globalizzazione e lo spostamento mondiale delle produzioni, c’è il rischio concreto che non solo le merci fatichino a partire e ad arrivare in Italia, ma che una quantità di merci via via minore sia prodotta nel nostro paese. Vi sono esempi straordinari dell’impatto economico, sociale e culturale dell’introduzione di soluzioni logistico-infrastrutturali. Eppure, il fiume, il mare, il porto e le infrastrutture di trasporto in sé non possono garantire niente a nessuno. Così come i servizi logistici non assicurano né l’afflusso di merci né, tanto meno, una volta conquistati i flussi, la creazione di valore grazie al semplice transito. Senza avere un orizzonte strategico in grado di sfruttare il vantaggio competitivo legato alla collocazione delle sedi portuali e delle aree retroportuali nelle geometrie logistiche internazionali, le opportunità sfumano o sono colte da altri sistemi produttivi concorrenti. Non si può rimanere immobili. L’attesa non paga, non foss’altro perché gli altri non aspettano. La constatazione da cui prende le mosse il ragionamento sviluppato in questa nota è che vi sia una percezione diffusa, alimentata dall’esperienza quotidiana, di grave limitazione alla mobilità di merci e di persone. Le ragioni sono approfondite all’interno di tre tesi che, sulla base di dati e informazioni attendibili, dimostrano l’effettiva condizione di marginalità del paese. La formulazione delle tre tesi - inadeguatezza infrastrutturale, scarsa accessibilità materiale e digitale, latitanza di un’efficace politica della logistica - si pone come premessa per la ricerca di percorsi, iniziative e programmi per “RIconnettere” l’Italia indicando alcuni assi strategici intorno ai quali migliorare la capacità dell’offerta complessiva di trasporto (infrastrutture + servizi) grazie all’evoluzione digitale del settore e alla capacità di mettere a sistema gli esperimenti che su questo versante gli attori istituzionali e privati stanno sviluppando.
Keywords: 
Transports, Growth, European Added Value, Regional Development, Internal Market, Intrastructure, Digital Single Market
Publication date: 
Monday, October 12, 2015
Number of pages: 
60
Title Original Language: 
Una nota sui problemi e le prospettive dei trasporti e della logistica in Italia
Abstract Original Language: 
Per l’Italia, le ragioni dell’importanza della logistica - si intenderà per logistica l’ampio sistema dei trasporti e della logistica - vanno dalla sua struttura produttiva alla sua posizione geografica. Naturalmente c’è una vulgàta banale e banalizzante di questi temi, rinchiusa tra il “gap infrastrutturale” e “l’Italia piattaforma logistica”. Pur sfuggendo a una trattazione superficiale di questi temi, non si può negare, alla luce delle evidenze empiriche raccolte, che la logistica italiana sia stata sistematicamente trascurata. Nella nostra tradizione culturale ha sempre contato, e ancora conta, di più produrre: tanto poi (si pensa) in un modo o nell’altro le merci arriveranno dove devono arrivare, anche perché non di rado sono gli stessi clienti a farsi carico del trasporto acquistando i prodotti franco fabbrica. Mai si è considerata la logistica come settore produttivo di per sé. Mettendoci poi la globalizzazione e lo spostamento mondiale delle produzioni, c’è il rischio concreto che non solo le merci fatichino a partire e ad arrivare in Italia, ma che una quantità di merci via via minore sia prodotta nel nostro paese. Vi sono esempi straordinari dell’impatto economico, sociale e culturale dell’introduzione di soluzioni logistico-infrastrutturali. Eppure, il fiume, il mare, il porto e le infrastrutture di trasporto in sé non possono garantire niente a nessuno. Così come i servizi logistici non assicurano né l’afflusso di merci né, tanto meno, una volta conquistati i flussi, la creazione di valore grazie al semplice transito. Senza avere un orizzonte strategico in grado di sfruttare il vantaggio competitivo legato alla collocazione delle sedi portuali e delle aree retroportuali nelle geometrie logistiche internazionali, le opportunità sfumano o sono colte da altri sistemi produttivi concorrenti. Non si può rimanere immobili. L’attesa non paga, non foss’altro perché gli altri non aspettano. La constatazione da cui prende le mosse il ragionamento sviluppato in questa nota è che vi sia una percezione diffusa, alimentata dall’esperienza quotidiana, di grave limitazione alla mobilità di merci e di persone. Le ragioni sono approfondite all’interno di tre tesi che, sulla base di dati e informazioni attendibili, dimostrano l’effettiva condizione di marginalità del paese. La formulazione delle tre tesi - inadeguatezza infrastrutturale, scarsa accessibilità materiale e digitale, latitanza di un’efficace politica della logistica - si pone come premessa per la ricerca di percorsi, iniziative e programmi per “RIconnettere” l’Italia indicando alcuni assi strategici intorno ai quali migliorare la capacità dell’offerta complessiva di trasporto (infrastrutture + servizi) grazie all’evoluzione digitale del settore e alla capacità di mettere a sistema gli esperimenti che su questo versante gli attori istituzionali e privati stanno sviluppando.
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